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Possibile intesa tra Usa e Iran: tra bozza di memorandum e smentite dalla Casa Bianca

Tra una bozza di memorandum diffusa da Teheran e la netta smentita della Casa Bianca, la trattativa tra Usa e Iran rimane in bilico

Possibile intesa tra Usa e Iran: tra bozza di memorandum e smentite dalla Casa Bianca

Il possibile avvio di un’intesa tra Usa e Iran ha scatenato un fitto scambio di dichiarazioni che alterna ottimismo diplomatico e nette smentite. Sui media di stato iraniani è apparsa una bozza di memorandum d’intesa che dettaglia impegni reciproci per porre fine al conflitto e ripristinare parzialmente la navigazione nello Stretto di Hormuz, ma la Casa Bianca ha negato l’esistenza di un’intesa preliminare. La situazione resta quindi sfaccettata, con entrambe le parti che rilanciano condizioni e preoccupazioni, e osservatori regionali e internazionali che seguono con attenzione ogni segnale.

Il testo divulgato da Teheran indica impegni americani su una riduzione delle restrizioni al traffico marittimo iraniano e su un parziale ritiro delle forze statunitensi dalle aree limitrofe, in cambio di un ripristino entro un mese dei livelli di traffico nel Golfo Persico e nel Golfo di Oman. Lo Stretto di Hormuz, tuttavia, non verrebbe riaperto senza controlli: la gestione del transito sarebbe affidata all’Iran in coordinamento con l’Oman e le navi militari statunitensi risulterebbero escluse dall’accordo, secondo la bozza resa pubblica dalla televisione di stato.

La posizione di Washington

Il presidente Donald Trump ha ribadito in una riunione di gabinetto che, pur riconoscendo come l’Iran abbia «voglia di fare un accordo», gli Stati Uniti non sono ancora soddisfatti delle condizioni proposte. Trump ha inoltre sottolineato che, se necessario, «dovremo finire il lavoro», esprimendo la volontà di imprimere una linea dura finché gli obiettivi americani non saranno raggiunti. In un colloquio con PBS News il presidente ha escluso categoricamente qualsiasi allentamento delle sanzioni in cambio della sola rinuncia a materiali nucleari, rimarcando la fermezza della sua amministrazione sul punto.

Tempistiche e tattica negoziale

Fonti citate da media internazionali riferiscono che un accordo quadro sarebbe vicino al completamento — si parla di una soglia del 95% — e che l’istinto di Trump sarebbe quello di concedere pochi giorni per chiudere i dettagli. Al tempo stesso, funzionari americani hanno chiarito che non saranno forniti benefici se Teheran non darà prove concrete di concessioni sul fronte nucleare, specificando che senza uranio altamente arricchito non vi sarà accesso a risorse economiche consistenti.

Le richieste e i dubbi di Teheran

Dal lato iraniano la linea è orientata a ottenere vantaggi economici tangibili come condizione per procedere: fine della guerra, risarcimenti, revoca delle sanzioni e sblocco di asset congelati sono tra i punti centrali. Agenzie vicine al governo di Teheran sottolineano che l’accordo va negoziato solo se comporterà «vantaggi concreti» e ricordano la profonda diffidenza verso Washington a causa di passate rotture e violazioni della fiducia. La questione dello sblocco di fondi — compresa una richiesta specifica per 12 miliardi di dollari congelati in Qatar — è stata indicata come precondizione per avviare la roadmap.

Rischio di annullamento e rigidezza sulle linee rosse

Secondo fonti iraniane, il possibile memorandum potrebbe saltare se parti essenziali relative allo sblocco degli asset non venissero confermate. Agenzie di stampa locali riportano che Teheran non intende cedere sulle proprie «linee rosse» e che il mantenimento di tutte le opzioni sul tavolo militare resta un elemento di pressione nella negoziazione. Questo quadro nutre incertezza: un’intesa parziale potrebbe emergere, ma senza garanzie economiche chiare il documento rischierebbe di essere ritirato.

Coordinate regionali e reazioni strategiche

La possibile intesa ha riverberazioni nella regione: il leader di Hezbollah ha auspicato che il Libano venga incluso in un accordo più ampio che sancisca un cessate il fuoco su tutti i fronti, mentre il primo ministro israeliano e alti funzionari di Gerusalemme manifestano preoccupazioni per una possibile limitazione della libertà d’azione contro il movimento libanese. Allo stesso tempo, il segretario di Stato statunitense ha ammonito che un accordo sul nucleare non si improvvisa in pochi giorni, sottolineando la complessità tecnica di questi negoziati.

Impatto pratico: lo Stretto di Hormuz e le vie marittime

Anche se venisse annunciato un accordo che permetta una riapertura parziale dello Stretto di Hormuz, gli esperti avvertono che il ritorno a una navigazione ordinaria sarà graduale e complesso. La gestione del transito, secondo la bozza iraniana, rimarrebbe in gran parte sotto il controllo di Teheran insieme all’Oman, con esclusione delle navi militari statunitensi dall’intesa, una clausola che complica le attuali garanzie di sicurezza per la navigazione commerciale. L’effetto sui mercati energetici potrebbe essere di alleggerimento delle tensioni, ma non di un crollo immediato dei prezzi a causa dell’incertezza operativa.

In conclusione, la trattativa tra Usa e Iran resta un equilibrio delicato tra aperture pubbliche e negazioni ufficiali, tra richieste economiche e vincoli di sicurezza. Le prossime mosse — un’intesa in tempi rapidi, il rilascio di asset o il ritorno alla pressione — determineranno se si arriverà a un accordo concreto oppure se una fase più conflittuale prenderà il sopravvento, come lo stesso presidente americano ha più volte lasciato intendere: o si raggiunge un’intesa soddisfacente, o si andrà avanti per altre vie.

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