Il Policlinico universitario Vanvitelli di Napoli ha introdotto una procedura innovativa che utilizza un casco a ultrasuoni monitorato in tempo reale con la risonanza magnetica per trattare i tremori cerebrali. Questa tecnica non richiede incisioni né impianti e si rivolge a pazienti con Parkinson resistente ai farmaci e con tremore essenziale, categorie che spesso non trovano benefici duraturi nelle terapie farmacologiche. I primi casi trattati mostrano un miglioramento funzionale rapido e significativo, con impatto diretto sulla capacità di compiere attività quotidiane.
Il contesto clinico e il centro che ha adottato la tecnologia
Il nuovo dispositivo è stato impiegato su un gruppo iniziale di pazienti selezionati attraverso valutazioni neurologiche e neuroradiologiche approfondite: tra i primi dieci trattati ci sono stati pazienti provenienti in prevalenza dalla Campania e alcuni da altre regioni. Grazie a fondi regionali e a un lavoro organizzativo congiunto, il Vanvitelli è diventato il primo ospedale del Mezzogiorno ad offrire questa opzione terapeutica in una versione aggiornata, collocandosi tra pochi centri nazionali in grado di erogare il trattamento. L’adozione della tecnologia apre anche opportunità per programmi di ricerca clinica e formazione specialistica.
Come funziona il casco a ultrasuoni
La metodica si basa su un casco dotato di oltre mille sorgenti ultrasoniche che il paziente indossa all’interno dello scanner per risonanza magnetica. Gli impulsi sonori vengono focalizzati su volumi cerebrali millimetrici con precisione elevata, provocando una lesione mirata dell’area responsabile del tremore. L’azione è tipicamente controlaterale: il bersaglio sull’emisfero destro agisce sul tremore del lato sinistro del corpo e viceversa. Durante la procedura il paziente resta sveglio per permettere la valutazione funzionale in tempo reale e per registrare immediatamente l’eventuale miglioramento motorio.
Procedura e sicurezza
La durata media dell’intervento varia indicativamente tra le tre e le quattro ore, comprensiva di fasi di posizionamento, mappatura e somministrazione degli ultrasuoni. Grazie al controllo continuo con la risonanza magnetica è possibile modulare la potenza e la localizzazione degli impulsi, minimizzando i rischi e ottimizzando l’efficacia. La selezione dei candidati segue criteri rigorosi per garantire appropriatezza clinica e sicurezza, e non tutti i pazienti con disturbi del movimento risultano idonei al trattamento.
Risultati clinici e prospettive di medio-lungo termine
I risultati osservati nei primi pazienti sono stati incoraggianti: la riduzione del tremore è stata compresa prevalentemente tra l’80% e il 100%, con un caso che ha avuto una risposta parziale ma comunque significativa (circa 40-50%). L’effetto benefico è spesso immediato e, secondo i dati di follow-up citati dal team, può mantenersi nel tempo; in alcuni casi è possibile una parziale ricomparsa dei sintomi correlata alla progressione della malattia, situazione in cui si valuta la possibilità di ripetere la procedura dopo approfondimenti clinici e radiologici.
Estensioni terapeutiche e ricerca
Ulteriori sviluppi della tecnica e la definizione di bersagli terapeutici differenti stanno ampliando l’ambito clinico di applicazione: si registrano miglioramenti anche in pazienti con forme di Parkinson caratterizzate più da rigidità e lentezza che da tremore puro. Questa evoluzione traslazionale apre nuove strade per offrire soluzioni a chi non risponde più adeguatamente alla terapia farmacologica tradizionale, delineando un percorso che coniuga ricerca, innovazione e assistenza clinica.
Impatto sulla qualità della vita e organizzazione sanitaria
I benefici descritti dai pazienti trattati vanno oltre la semplice riduzione del tremore: il recupero di autonomie quotidiane come guidare, scrivere o mangiare con posate restituisce dignità e progetti di vita. Per la struttura ospedaliera l’introduzione del dispositivo rappresenta un valore aggiunto per la rete sanitaria regionale, contribuendo a contrastare la migrazione sanitaria e a consolidare il Policlinico come centro di riferimento per le patologie neurologiche e neurodegenerative.
In sintesi, la combinazione di ultrasuoni focalizzati e monitoraggio con risonanza magnetica propone una valida alternativa non invasiva alla stimolazione cerebrale profonda e offre nuove prospettive terapeutiche e di ricerca per i disturbi del movimento.



