Una svolta epocale nel diritto processuale penale italiano. La Corte Costituzionale, con la sentenza numero 132 del 2026, ha dichiarato incostituzionale l’articolo 37 del codice di procedura penale nella parte in cui non prevedeva la possibilità per la persona offesa di ricusare il giudice per le indagini preliminari. Questa decisione, che ha radici in un drammatico caso di omicidio avvenuto a Crotone, ridefinisce i diritti delle vittime all’interno del sistema giudiziario.
Il caso Chimirri: l’origine della battaglia legale
Tutto ha inizio il 7 nel quartiere Lampanaro di Crotone, dove Francesco Chimirri, un pizzaiolo di 44 anni, viene ucciso da un colpo di pistola esploso dal poliziotto Giuseppe Sortino. L’agente, all’epoca in servizio alla Questura di Crotone, sostiene di aver agito in legittima difesa dopo un’aggressione da parte della vittima e dei suoi familiari. Questo tragico evento scatena una complessa vicenda giudiziaria che arriva fino alla Corte Costituzionale.
La posizione della Procura e la richiesta di archiviazione
La Procura della Repubblica di Crotone chiede l’archiviazione dell’accusa di omicidio contro Sortino, sostenendo la tesi della legittima difesa. Tuttavia, i familiari di Chimirri, rappresentati dagli avvocati Tiziano Saporito e Andrea Filici, si oppongono fermamente a questa decisione. Il punto cruciale della loro opposizione riguarda il giudice per le indagini preliminari (gip), che in precedenza aveva emesso un’ordinanza cautelare contro alcuni familiari della vittima, definendo l’episodio come una “brutale e insensata violenza” e il gesto di Sortino un “estremo atto di autodifesa”.
La battaglia per la ricusazione del giudice
Gli avvocati della famiglia Chimirri chiedono la ricusazione del gip, sostenendo che le sue precedenti valutazioni sul caso compromettano la sua imparzialità. Tuttavia, la Corte d’appello di Catanzaro respinge la richiesta, affermando che la persona offesa non è considerata “parte” processuale. La battaglia legale prosegue fino alla Cassazione, che rimette gli atti alla Corte Costituzionale.
La decisione storica della Consulta
Con la sentenza numero 132 del 2026, redatta dal giudice Filippo Patroni Griffi, la Corte Costituzionale dichiara incostituzionale l’articolo 37 del codice di procedura penale nella parte in cui non prevede la possibilità per la persona offesa di ricusare il giudice per le indagini preliminari. I giudici costituzionali affermano che “la mancata inclusione pacifica ai sensi del diritto vigente nel novero dei soggetti legittimati a proporre dichiarazione di ricusazione non è costituzionalmente legittima”.
La decisione si basa sul principio del giusto processo garantito dall’articolo 111 della Costituzione, che prevede il diritto a un giudice terzo e imparziale. La Consulta sottolinea che “sarebbe del tutto incongruo attribuire alla persona offesa il diritto a interloquire con il giudice sull’archiviazione e, poi, precluderle la facoltà di accertarne la terzietà e imparzialità, con la conseguenza di un sostanziale svuotamento del diritto medesimo”.
Le conseguenze della sentenza
La sentenza della Corte Costituzionale ha un impatto immediato sul caso Chimirri. L’ordinanza di archiviazione emessa dal gip di Crotone viene messa in discussione, aprendo la strada a una riassegnazione del fascicolo a un nuovo giudice. Inoltre, la decisione stabilisce un precedente importante per tutti i casi futuri, garantendo alle vittime di reato nuovi diritti all’interno del processo penale.
Nel frattempo, il capitolo relativo alle responsabilità della famiglia Chimirri trova un punto fermo. Dinanzi al gup di Crotone, i quattro familiari coinvolti nei disordini di Lampanaro hanno concordato l’applicazione della pena con la Procura per i reati di tentato omicidio e lesioni gravissime ai danni del viceispettore Sortino. Le pene comminate vanno da 1 anno e 4 mesi a 4 anni di detenzione domiciliare, con la revoca delle misure cautelari per tutti gli imputati.
La decisione della Corte Costituzionale rappresenta un passo fondamentale verso un sistema giudiziario più equo e trasparente, riconoscendo finalmente alle vittime di reato il diritto a un processo giusto e imparziale.



