In un evento culturale tenutosi presso la sezione di Cirò Marina della Lega Navale Italiana il giornalista Antonio Anastasi ha presentato il suo ultimo libro, “Un’altra Pelle: La scelta di Salvatore Cortese, ex killer della ‘ndrangheta che ha spezzato l’omertà” pubblicato da Pellegrini Editore.
L’incontro, intitolato “ABBRACCIAMO LA CULTURA: LEGALITÀ, LETTERATURA” è stato presentato da Caterina Madda che ha introdotto la figura di Anastasi e il suo impegno nella lotta alla criminalità organizzata.
La parabola criminale di Salvatore Cortese
Il libro di Anastasi ripercorre la vita di Salvatore Cortese un ex killer della ‘ndrangheta che ha deciso di collaborare con la giustizia. Cortese, ex braccio destro del boss Nicolino Grande Aracri ha fornito informazioni preziose sull’organizzazione criminale di cui ha fatto parte.
Cortese ha partecipato a numerosi omicidi e attività criminali tra la Calabria, l’Emilia e la Lombardia. Il suo corpo è diventato una tela di appartenenza, con tatuaggi che richiamano i miti fondativi della ‘ndrangheta. Tuttavia, ha deciso di rompere il silenzio e collaborare con la giustizia, sfidando le radici del male.
La scelta di rompere l’omertà
La storia di Cortese dimostra che i sistemi criminali non sono monolitici, ma reti fatte di persone. Quando una persona decide di rompere la rete, la rete si incrina. Questo libro è un atto civile, come scrive Antonio Nicaso nella prefazione.
Anastasi ha spiegato che Cortese è stato un soldato di alto grado nella Cosca Grande Aracri di Cutro, una delle più potenti e sanguinarie della ‘ndrangheta. La sua influenza criminale è pervasiva, soprattutto al nord, in particolare in Emilia-Romagna.
La collaborazione con la giustizia
Cortese ha deciso di collaborare con la giustizia non per un calcolo opportunistico, ma per l’amore di una donna. Ha fornito agli inquirenti informazioni dettagliate sull’organizzazione criminale di cui ha fatto parte.
La scelta di Cortese di collaborare con la giustizia è stata una decisione coraggiosa, sapendo che avrebbe messo a rischio l’incolumità dei suoi congiunti. La ‘ndrangheta non dimentica, e il codice ‘ndranghetistico’ prevede la cancellazione della memoria collettiva dell’infame.
Anastasi ha raccontato che Cortese è stato il primo a aprire crepe all’interno di questa cosca che si riteneva impenetrabile. Dopo di lui, negli anni successivi, sono registrati una serie di pentimenti e la strategia dei vertici della cosca è stata quella di attuare intimidazioni nei confronti dei pentiti.
La testimonianza di Cortese
Nel libro, Cortese racconta la sua vita criminale e la sua decisione di collaborare con la giustizia. Ha descritto la ‘ndrangheta come un cancro, qualcosa da cui non si può uscire se non con la morte. La sua testimonianza è un esempio di come sia possibile cambiare vita e rompere l’omertà.
“Posso passare per sadico ma non mi faceva né caldo né freddo”, inizia così il racconto di Cortese. Ha descritto la sua vita criminale e la sua decisione di collaborare con la giustizia. La sua testimonianza è un esempio di come sia possibile cambiare vita e rompere l’omertà.
Anastasi ha sottolineato che la storia di Cortese è un esempio di come sia possibile cambiare vita e rompere l’omertà. È una storia di coraggio e cambiamento, che dimostra che i sistemi criminali non sono monolitici, ma reti fatte di persone.



