La vittoria ex aequo all’XI edizione del Premio Lorenzo Claris Appiani ha riportato l’attenzione su un mestiere spesso invisibile: la traduzione letteraria. La premiazione, avvenuta durante il Salone Internazionale del Libro di Torino, ha celebrato il lavoro di Elisabetta Garieri, traduttrice e autrice di origini calabresi oggi residente ad Atene. Nato per valorizzare chi opera come mediatore culturale tra lingue e sensibilità differenti, il premio sottolinea come trasformare un testo non sia un mero trasferimento di parole ma un’attività interpretativa che richiede competenza filologica e sensibilità letteraria.
La motivazione che ha portato al riconoscimento riguarda in particolare la traduzione del romanzo Deepfake di Makis Malafekas, edito in Italia da Baldini+Castoldi. Il risultato ottenuto nella giuria mette in luce il valore crescente dei traduttori come figure capaci di restituire voce, ritmo e contestualizzazione ai testi stranieri. In un mercato editoriale globale, il ruolo del traduttore si configura sempre più come ponte e come custode di memorie testuali, e la vittoria di Garieri ne è una testimonianza concreta.
Il premio e le istituzioni che lo promuovono
Il Premio Lorenzo Claris Appiani è promosso dalla famiglia Appiani in collaborazione con l’Associazione culturale Elba Book Festival e il Centro Studi sulla Traduzione. Questa alleanza tra istituzioni familiari e culturali mira a dare visibilità a un ambito professionale che lavora «dietro le quinte» dell’editoria. La scelta di premiare, anche in questa edizione, traduzioni che dimostrano rigore filologico e attitudine interpretativa conferma l’attenzione verso progetti editoriali capaci di creare dialoghi fra letterature e pubblici diversi, valorizzando la dimensione internazionale del libro.
Un percorso tra classico e contemporaneo
Formazione e scelta di vita
Il profilo di Elisabetta Garieri si fonda su studi di Lettere Classiche, un bagaglio che spiega la familiarità con i testi antichi e con le tensioni linguistiche del mondo mediterraneo. Nata in una famiglia originaria di Chiaravalle Centrale, nel Catanzarese, ha scelto di stabilirsi ad Atene, dove lavora e collabora con le edizioni Aiora. Per Garieri la città non è solo luogo di residenza ma spazio di ricerca, confronto e produzione culturale, ideale per chi si occupa di testi che intrecciano tradizione classica e temi contemporanei.
Lingue, autori e pratiche di traduzione
Attiva nella traduzione dal greco moderno e dal francese, Garieri ha portato in italiano nomi come Jean Malaquais, Mona Chollet, Niki-Rebecca Papagheorghìou, Soti Triantafillou, Makis Malafekas, Angela Dimitrakaki, Kostis Maloùtas e Amanda Michalopoulou. Il suo lavoro spazia dalla filologia alla narrativa contemporanea, con attenzione a restituire non solo il senso ma anche il registro, il ritmo e le sfumature culturali che rendono un testo riconoscibile nella lingua di arrivo.
Autrice oltre la traduzione
Al Salone del Libro Garieri non era presente solo come traduttrice: è autrice di A Lesbo con Saffo. Mito, splendori e vertigini, pubblicato da Giulio Perrone Editore nella collana Passaggi di dogana. Il volume esplora la figura di Saffo e l’isola di Lesbo intrecciando mito, paesaggio e interrogazioni contemporanee su identità e desiderio. Il libro si propone come guida letteraria e come viaggio critico, capace di mettere in relazione passato e presente, mostrando come le radici classiche continuino a influenzare il modo in cui interpretiamo luoghi, affetti e memorie culturali.
Per la Calabria la vicenda di Garieri è motivo di orgoglio: da Chiaravalle Centrale fino ad Atene, la sua carriera testimonia il valore delle radici e della formazione classica in una dimensione internazionale. Il premio al lavoro su Deepfake e la pubblicazione su Saffo confermano la doppia natura del suo impegno, tra mediazione culturale e produzione originale, ricordando come la traduzione resti un atto creativo e necessario per la circolazione delle idee.



