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Opposizioni in Calabria avviano raccolta firme e puntano al referendum sui sottosegretari

La coalizione di opposizione in Calabria ha avviato una raccolta firme e un percorso istituzionale per contrastare la reintroduzione dei sottosegretari alla Presidenza della Giunta regionale, denunciando costi per oltre 340 mila euro annui e proponendo il coinvolgimento diretto dei cittadini.

Opposizioni in Calabria avviano raccolta firme e puntano al referendum sui sottosegretari

In Calabria si è accesa una mobilitazione politica su scala regionale: i gruppi di opposizione del Consiglio regionale hanno deciso di contrastare la recente norma che ripristina gli incarichi di sottosegretari alla Presidenza della Giunta regionaleaboliti in Calabria nel 2012. L’iniziativa prende la forma di una proposta di legge di iniziativa popolare accompagnata da una raccolta firme e da un percorso mirato a portare la questione all’attenzione del corpo elettorale.

I capigruppo delle forze di minoranza hanno annunciato l’avvio dell’azione collettiva: Enzo Bruno per Tridico PresidenteErnesto Alecci per il Partito DemocraticoElisa Scutellà per il Movimento Cinque StelleFilomena Greco per Casa Riformista e Francesco De Cicco per i Democratici Progressisti Meridionalisti hanno illustrato obiettivi e modalità dell’iniziativa, sottolineando la volontà di coinvolgere direttamente i cittadini calabresi.

Raccolta firme e percorso istituzionale annunciati a Palazzo Campanella

I rappresentanti delle opposizioni hanno precisato che l’azione non resterà confinata alle aule del Consiglio regionale di Palazzo Campanellama punterà a un coinvolgimento diffuso nei territori della Calabria. «La raccolta firme è partita e sta procedendo positivamente in numerosi territori della Calabria», hanno spiegato i consiglieri, evidenziando come l’obiettivo sia quello di costruire un fronte ampio capace di esercitare pressione sia sul piano legislativo sia su quello istituzionale.

Strumenti scelti dalle opposizioni

Il gruppo di lavoro ha messo in campo due direttrici: da una parte la promozione della proposta di legge di iniziativa popolare e la relativa raccolta di firme; dall’altra il sostegno a percorsi di impugnazione della legge per aprire la strada a un eventuale referendum. Gli oppositori ritengono infatti che la riorganizzazione delle istituzioni regionali e le scelte sull’impiego delle risorse pubbliche debbano trovare una diretta legittimazione popolare.

Critiche sui costi e sul principio di sobrietà istituzionale

Un punto centrale della contestazione riguarda il bilancio e la sostenibilità finanziaria dei nuovi incarichi. Le forze di minoranza hanno fornito una stima delle spese connesse alla reintroduzione dei sottosegretari, parlando di un onere che supera i 340 mila euro annui tra indennità e costi correlati. Su questo tema è stato richiamato il principio della sobrietà istituzionaleconsiderato un valore condiviso negli anni trascorsi e ora, secondo gli oppositori, messo in discussione dalla scelta della maggioranza.

Nel ribadire la critica, i capigruppo hanno sottolineato come la questione economica non sia separabile dalla responsabilità politica: la riorganizzazione di uffici e incarichi, a loro avviso, richiede di essere valutata alla luce delle criticità sociali, sanitarie ed economiche che interessano la regione. La preferenza, dicono, dovrebbe andare a scelte che concentrino risorse su servizi e interventi diretti per i cittadini.

Argomentazioni politiche e partecipazione pubblica

Dal punto di vista politico, la mobilitazione è stata presentata come un tentativo di ricostruire una piattaforma comune delle opposizioni. I capigruppo hanno parlato di una crescita del fronte democratico e hanno invitato la cittadinanza a partecipare attivamente: l’idea è che la decisione sull’assetto delle istituzioni regionali non possa restare esclusiva prerogativa delle maggioranze che si succedono in Consiglio, ma debba essere sottoposta a verifica pubblica quando riguarda l’uso delle risorse collettive.

Con la raccolta firme in corso e le iniziative annunciate, le opposizioni intendono trasformare il dissenso politico in una mobilitazione capillare nei comuni calabresi, promuovendo assemblee e punti di raccolta per spiegare le ragioni della loro proposta e raccogliere adesioni.

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