24 Giugno 2026 ☁ 29° Allerta gialla · temporali · fino 24 Giugno 20:59

Oltre il 70% dei discorsi d’odio avviene online, lo studio dell’Unical

Il 71,6% dei discorsi d'odio rilevati si registra nell'ambiente digitale e il sistema Unar ha contabilizzato 17.640 segnalazioni nel 2026, con il 93,7% proveniente dal monitoraggio del web e dei media. La ricerca guidata da Giovanna Vingelli analizza questi dati e definisce la Calabria un caso di "invisibilità strutturale" presentato a Rende nell'ambito di un progetto europeo finanziato dall'Unione europea.

Oltre il 70% dei discorsi d’odio avviene online, lo studio dell’Unical

Il panorama italiano dei linguaggi discriminatori mostra una forte concentrazione nel mondo online: secondo i dati raccolti dalla ricerca guidata dalla professoressa Giovanna Vingelli dell’Università della Calabriail 71,6% dei discorsi d’odio osservati si manifesta nel mondo digitalementre il restante 28,4% riguarda contesti fisici come scuole, luoghi di lavoro e spazi pubblici. Nel 2026 il sistema Unar ha registrato complessivamente 17.640 segnalazioni, delle quali il 93,7% sono emerse dal monitoraggio del web e dei media, a conferma del ruolo centrale della rete nella diffusione di contenuti discriminatori.

Dati sulle segnalazioni e vulnerabilità dell’ecosistema digitale

I numeri resi noti nello studio fanno emergere come l’ambiente digitale sia tra i più vulnerabili alla circolazione di linguaggi discriminatori: la prevalenza del discorso d’odio online è accompagnata da un intenso lavoro di monitoraggio che però intercetta la maggior parte delle segnalazioni. Il dato del 93,7% di segnalazioni provenienti dal web e dai media sottolinea l’importanza dei sistemi di sorveglianza multimediale e di piattaforme che tracciano contenuti, ma solleva anche interrogativi sulla capacità delle istituzioni e delle reti locali di intercettare fenomeni analoghi in contesti offline.

Il contesto del progetto Mythic

La ricerca fa parte del progetto Mythicintitolato “Mapping hate and discrimination in Italy: structural invisibility, multi-source monitoring and the calabrian case study” e coordina strumenti di analisi che integrano più fonti di dati. Nel lavoro sono utilizzati approcci di monitoraggio multi-sorgente per confrontare la visibilità dei fenomeni online con quella nei luoghi fisici, mettendo in luce i punti ciechi dell’emersione delle discriminazioni e la necessità di strategie di monitoraggio più capillari.

La Calabria come caso di “invisibilità strutturale”

Lo studio individua la Calabria come un caso di invisibilità strutturalenon perché le discriminazioni siano meno diffuse, ma perché risultano più difficili da denunciare e da monitorare. La definizione di “invisibilità strutturale” mette in evidenza fattori concreti: elementi culturali, una diffusa sfiducia nelle istituzioni, la normalizzazione di alcune forme di discriminazione e la fragilità delle reti locali che dovrebbero favorire l’emersione e il supporto alle vittime. Questi aspetti spiegano perché molti episodi restino sotto la soglia della segnalazione ufficiale.

Fattori che alimentano la non-emersione in Calabria

Secondo l’analisi, la combinazione di fattori socio-culturali e infrastrutturali riduce la capacità di intercettare e registrare i casi. Una scarsa fiducia nelle istituzioni e una minore presenza di servizi di supporto operativi sul territorio ostacolano la denuncia, mentre la normalizzazione di linguaggi discriminatori nelle relazioni quotidiane porta molti episodi a non essere percepiti come denunciabili. La ricerca segnala quindi la necessità di rafforzare le reti locali di assistenza e i canali di segnalazione per superare questa condizione.

Presentazione dello studio a Rende e partnership del progetto

Lo studio è stato presentato a Rendepresso l’Università della Calabriadurante un incontro pubblico organizzato nell’ambito del progetto europeo “Mobilize youth tackling hate in Calabria”, finanziato dall’Unione europea. Il progetto è coordinato dalla Fondazione l’albero della vitain partnership con Dataninja e il Centro Calabrese di solidarietà Etssoggetti coinvolti nelle attività di monitoraggio, sensibilizzazione e supporto alle comunità locali.

La presentazione ha offerto un’occasione per confrontare i dati quantitativi, come le 17.640 segnalazioni del 2026, con le osservazioni qualitative raccolte nel territorio calabrese e per discutere le implicazioni pratiche del concetto di “invisibilità strutturale“. Il dialogo tra ricercatori, istituzioni e operatori del sociale punta a migliorare la capacità di lettura e risposta ai fenomeni discriminatori, ponendo l’attenzione sia sulle tecnologie di monitoraggio sia sul rafforzamento delle reti di emersione sul territorio.

Catanzaro adesso

QUALITÀ ARIA
Buona
NO₂ 7 µg/m³